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Mostra | TURCHI DI TRANSILVANIA La strana storia dei tappeti anatolici nelle chiese protestanti e nei musei della Romania

24 ottobre 2024 – 6 gennaio 2025

a cura di Giovanni Valagussa

 

La terza mostra di MITA Centro Culturale sarà dedicata ai tappeti transilvani e alla singolare storia che li caratterizza: preziosi manufatti tessili che dall’Anatolia ottomana raggiungono le chiese di confessione cristiana protestante della Transilvana, regione della Romania che tra il XVII e XVIII secolo è all’acme della sua parabola storica ed economica.

TURCHI DI TRASILVANIA. La strana storia dei tappeti anatolici nelle chiese protestanti e nei musei della Romania raccontata, attraverso il suggestivo allestimento curato da Giovanni Valagussa, la curiosa vicenda di questa tipologia di tappeti è particolare sin dal nome; infatti, l’indicazione geografica che li identifica riguarda in realtà l’area di commercio e non quella di realizzazione.

Il nome di transilvani è però ormai entrato nella storia dei tappeti e nella loro tassonomia; soprattutto è la possibilità di vederne ancora numerosi esempi esposti a decorare le chiese riformate della Romania a confermare questa sorta di identificazione geografica sfasata, che ne accresce il fascino aprendo uno spiraglio sulla storia antica del loro viaggio dall’Anatolia verso l’Europa lungo le rotte commerciali balcaniche.

L’esposizione si concerta in particolare su una delle tipologie dei tappeti anatolici arrivati in Transilvania, i tappeti detti sajjada ovvero i tappeti di medie dimensioni che nella confessione islamica, stesi a terra, sono utilizzati per pregare. Si tratta dei tappeti che raffigurano il mihrab, la nicchia che si trova in ogni moschea e costituisce un aspetto focale del mondo islamico. La mostra espone i trentasei Transilvani a preghiera presenti nella Collezione Zaleski tessuti in diverse aree dell’Anatolia nel XVIII secolo e arrivati nell’Europa centrale, spesso nelle chiese riformate, appesi alle spoglie pareti, e nelle dimore dei ricchi mercanti e dei nobili con cui si fanno ritrarre. Il tappeto era considerato un oggetto prezioso, adatto ad essere donato alle chiese, e una sorta di status symbol con cui farsi ritrarre. La mostra si divide in tre sezioni, ognuna delle quali si sofferma su una realizzazione particolare di questi tappeti: i tappeti a una nicchia dai toni caldi dell’ocra e del rosso, nel cui campo, privo di ornamenti, sono riprodotti mihrab dai profili geometrici o sinusoidali; i tappeti a tripla arcata e colonne binate, il cui impianto ricorda quello utilizzato nelle architetture islamiche e nelle moschee soprattutto; infine i tappeti a doppia nicchia in cui la il mihrab viene specchiato per ovviare al divieto del Sultano di vendere ai mercanti europei lo strumento di preghiera islamico. La lana con cui sono tessuti è estremamente pregiata e gli eleganti motivi che ornano le bordure, il campo e i cantonali derivano da quelli nakkashane, lo scriptorium della Corte Ottomana, e le tessitrici li adottarono per una produzione orientata verso il mercato interno ma anche, appunto, per l’esportazione. Come il nome, è singolare anche la tessitura che sarà definita upside-down, ossia in direzione contraria al disegno per facilitare le tessitrici che senza cartone possono così realizzare gli articolati disegni dei cantonali ai lati del vertice del mihrab. E singolare è pure il fatto che tappeti preghiera sono conservati in perfette condizioni proprio perché non utilizzati ma custoditi appesi in chiese cristiane come ornamenti di grandissimo pregio. In questo percorso i tappeti sono accompagnati da fondi d’oro in cui si riconoscono le stesse geometrie dei mihrab in architetture cristiane orientali.

La mostra sarà inaugurata il 24 ottobre 2024 con la lectio magistralis di Stefano Ionescu, tra i massimi esperti dei tappeti transilvani nonché autore del fondamentale volume The transylvanian heritage. Ottoman carpets 1450 to 1750. A new perspective, nel quale sono pubblicati alcuni esemplari della Collezione Zaleski e in cui per la prima volta si affronta il tema nella sua complessità e con rigoroso metodo scientifico. L’esposizione, che si concluderà il 6 gennaio 2025, permetterà così di narrare attraverso questi manufatti tessili il proficuo intreccio economico e culturale tra l’Europa e l’Anatolia Ottomana, attraverso un percorso alternativo rispetto alla più nota via marittima.

 

24 ottobre 2024 > 06 gennaio 2025

Ingresso libero

Photo credit Wladimir Zaleski

Mostra
in corso

L’accesso alle mostre
è sempre gratuito.

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